‘Julian Assange is free’: Wikileaks founder to be freed in deal with US
Assange to plead guilty to one charge of espionage and return home to Australia after decades fighting US extradition.

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The true origins of the two World Wars have been deleted from all our history books and replaced with mythology. Neither War was started (or desired) by Germany, but both at the instigation of a group of European Zionist Jews with the stated intent of the total destruction of Germany. The documentation is overwhelming and the evidence undeniable. (1) (2) (3) (4) (5) (6) (7) (8) (9) (10) (11)
That history is being repeated today in a mass grooming of the Western world’s people (especially Americans) in preparation for World War III – which I believe is now imminent.
Assange to plead guilty to one charge of espionage and return home to Australia after decades fighting US extradition.

WikiLeaks founder Julian Assange has been freed from prison in the United Kingdom and is set to travel home to Australia after he pleads guilty to a single charge of breaching the espionage law in the United States.
Assange, 52, will plead guilty to one count of conspiring to obtain and disclose classified US national defence documents, according to a filing in the US District Court for the Northern Mariana Islands.
He was freed from the UK’s high-security Belmarsh prison on Monday and taken to the airport whre he flew out of the country. Assange will appear at a court in Saipan, a US Pacific territory at 9am on Wednesday (23:00 GMT on Tuesday) where he will be sentenced to 62 months of time already served.
“Julian Assange is free,” Wikileaks said in a statement posted on X.
“He left Belmarsh maximum security prison on the morning of 24 June, after having spent 1901 days there. He was granted bail by the High Court in London and was released at Stanstead airport during the afternoon, where he boarded a plane and departed the UK.”
L’arte della guerra
Dietro il verdetto di Londra su Julian Assange
Manlio Dinucci
Da un processo ingiusto – quello di Londra a Julian Assange, fondatore di WikiLeaks – è scaturita una sentenza che a prima vista appare giusta: la non-estradizione del giornalista negli Stati uniti, dove lo attende una condanna a 175 anni di reclusione in base alla Legge sullo spionaggio del 1917. Resta da vedere, al momento in cui scriviamo, se e in che modo Assange verrà scarcerato dopo sette anni di confino all’ambasciata ecuadoregna e quasi due anni di carcere duro a Londra.
Si parla di un suo rilascio su cauzione, ma, se Washington fa appello contro la sentenza (come appare certo), il procedimento di estradizione può essere riaperto e Assange deve restare a disposizione della magistratura in Gran Bretagna. Vi è inoltre il fatto che nel verdetto la giudice Vanessa Baraister si è detta convinta della «buona fede» delle autorità statunitensi e della regolarità di un possibile processo negli Stati uniti, motivando il verdetto solo con «ragioni di salute mentale» che potrebbero portare Assange al suicidio.
Che cosa in realtà ha determinato, in questo momento, la non-estradizione di Julian Assange negli Usa?
Da un lato la campagna internazionale per la sua liberazione, che ha portato il caso Assange all’attenzione dell’opinione pubblica.
Dall’altro il fatto che un processo pubblico a Julian Assange negli Usa sarebbe estremamente imbarazzante per l’establishment politico-militare.
Quale prova dei «crimini» di Assange l’accusa dovrebbe mostrare i crimini di guerra Usa, portati alla luce da WikiLeaks. Ad esempio, quando nel 2010 essa ha pubblicato oltre 250.000 documenti statunitensi, molti dei quali etichettati come «confidenziali» o «segreti», sulle guerre in Iraq e Afghanistan.
Oppure quando nel 2016, al momento in cui Assange era già confinato nell’ambasciata ecuadoregna a Londra, WikiLeaks ha pubblicato oltre 30.000 email e documenti inviati e ricevuti tra il 2010 e il 2014 da Hillary Clinton, Segretaria di Stato dell’Amministrazione Obama. Tra questi una email del 2011, la quale rivela il vero scopo della guerra Nato alla Libia perseguito in particolare da Usa e Francia: impedire che Gheddafi usasse le riserve auree della Libia per creare una moneta pan-africana alternativa al dollaro e al franco Cfa, la moneta imposta dalla Francia a 14 ex colonie.
Insieme alle decine di migliaia di documenti, che hanno portato alla luce i veri scopi di questa e altre operazioni belliche, WikiLeaks ha pubblicato le immagini video delle stragi di civili in Iraq e altrove, mostrando il vero volto della guerra. Quello che oggi viene nascosto dai grandi media. Mentre nella guerra del Vietnam degli anni Sessanta i resoconti giornalistici e le immagini delle stragi suscitarono un vasto movimento contro la «sporca guerra», contribuendo alla sconfitta Usa, il giornalismo di guerra è oggi sempre più irreggimentato: ai corrispondenti embedded, al seguito delle truppe, viene mostrato solo ciò che vogliono i comandi, gli unici autorizzati a fornire «informazioni» nei loro briefing.
I pochi veri giornalisti operano in condizioni sempre più difficili e rischiose, e spesso i loro resoconti vengono censurati dai grandi media, nei quali domina la narrazione ufficiale degli eventi. Il giornalismo d’inchiesta di WikiLeaks ha aperto crepe nel muro di omertà mediatica che copre i reali interessi di potenti élite le quali, operando nello «Stato profondo», continuano a giocare la carta della guerra, con la differenza che oggi, con le armi nucleari, essa può portare il mondo alla catastrofe finale.
Violare le stanze segrete di questi gruppi di potere, portando alla luce le loro strategie e le loro trame, è un’azione estremamente rischiosa sia per i giornalisti, sia per coloro che, ribellandosi all’omertà, li aiutano a scoprire la verità.
Emblematico è il caso di Chelsea Manning, l’attivista statunitense accusata di aver fornito a WikiLeaks documenti di cui era venuta a conoscenza lavorando quale analista di intelligence dell’Esercito Usa durante la guerra in Iraq. È stata per questo condannata a 37 anni di detenzione in un carcere di massima sicurezza e, rilasciata dopo 7 anni di carcere duro, è stata di nuovo incarcerata per essersi rifiutata di testimoniare contro Assange e, dopo un tentativo di suicidio, rimessa in temporanea libertà.
Manlio Dinucci
il manifesto, 05 gennaio 2021




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January 15, 2020
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